Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu

Pubblicato da il 12 Apr 2017 in Articoli | 0 commenti

Tommy Kuti, l’astro nascente del rap è afroitaliano

Tommy Kuti, l’astro nascente del rap è afroitaliano

di Alessandro Cascianelli

 

Ha 28 anni, una laurea a Cambridge e tanta voglia di far conoscere la sua musica, recentemente ha firmato per Universal. Il 5 Aprile è uscito il suo nuovo singolo #afroitaliano, il video è stato diretto da Martina Pastori ed Edoardo Bolli.

“Olabode tenga, questa è la sua lettera di licenziamento”, è iniziata più o meno così la carriera del rapper Tolulope Olabode, una laurea a Cambridge in Scienze della comunicazione e un lavoro come commesso in uno dei tanti negozi Apple in Italia. “Tutto sembrava andare per il verso giusto, avevo un lavoro che mi piaceva, dove venivo pagato bene, ero felice”. Poi all’improvviso in un giorno, sicuramente non come gli altri, al ragazzo di origini nigeriane cresciuto a Castiglione delle Stivierie, in provincia di Mantova, è crollato il mondo addosso.

Come hai reagito al licenziamento?

Inizialmente ho avuto dei problemi di depressione, era stato uno dei pochi lavori che ero riuscito a trovare, ci tenevo davvero molto. Dopo un po’ ho capito che dovevo cercare di trasformare le energie negative in positive, ho deciso di puntare tutto sulla musica; la fame e la voglia di riscattarmi sono state sicuramente determinanti. Avevo un sogno e volevo realizzarlo.

E hai iniziato a fare musica…

In realtà non ho iniziato in quel momento, già a 21 anni avevo prodotto autonomamente il mio primo demo, era una cosa poco seria, uno scherzo, ma ho deciso comunque di venderlo e nel mio paesino tutti i ragazzi l’hanno comprato. Sono riuscito a portare l’hip hop in un piccolo paese di provincia, dove non sapevano nemmeno cosa fosse.

Qual è stato il passo successivo?

Mi sono trasferito a Brescia, dove insieme ad altri amici ho fondato l’etichetta Mancamelanina Records. Passavo giorno e notte in studio a lavorare sui miei progetti, per mantenermi mi occupavo del mix e del master dei pezzi dei rapper locali.

Come sei riuscito a firmare con una major come Universal?

Sicuramente grazie alla figura di Paola Zukar. Ci siamo conosciuti nel 2011 sui social, già al tempo le avevo mandato i miei primi demo e – seppur amatoriali – li aveva apprezzati. Lo scorso anno le ho fatto sentire alcuni pezzi tra cui anche #afroitaliano. L’hanno colpita molto e ha proposto al team di Universal di offrirmi un contratto ed eccomi qua.

A proposito del tuo nuovo singolo #afroitaliano, nella realizzazione del video diretto da Martina Pastori ed Edoardo Bolli hai detto che vi siete ispirati al video di “In Italia” di Fabri Fibra. Come vi è venuto in mente?

Anche in questa occasione devo ringraziare Paola per questa intuizione. Il video di “In Italia” risale oramai a dieci anni fa. La canzone, che è stata una vera e propria hit nazionale, era un ritratto della società del tempo in tutte le sue sfaccettature. Ci piaceva l’idea di pensare al video di #afroitaliano come una sorta di continuo di “In Italia”. Nella canzone io racconto il cambiamento della società portato dagli afroitaliani, ragazzi di origini africane cresciuti in Italia. Ideologicamente è molto simile alla canzone di Fibra, entrambi raccontiamo l’Italia del nostro tempo.

Ad un certo punto dici :” A volte mi sembra di essere qui per sbaglio”. Vivi spesso degli episodi di razzismo?

Sinceramente non vivo spesso degli episodi di razzismo sul piano personale, mi riferisco invece all’ignoranza diffusa che c’è nella nostra società. Si tende a mischiare tutto e a fare molta confusione; la gente chiama “immigrati” , senza fare differenze, persone come i miei genitori che sono qui oramai da diversi anni, ragazzi come me di seconda generazione e i ragazzi che arrivano sulle barche. È questo il razzismo che intendo sottolineare in quel passaggio.

Spesso sui social ironizzi sugli stereotipi associati ai rapper, secondo te l’Italia ha capito il rap?

Credo che l’Italia discograficamente abbia capito il rap, al momento i numeri che fanno i rapper di successo riescono a farli, esclusi i grandi cantanti, solo gli artisti appena usciti dai talent. Quello che credo è che la nostra società non abbia ancora capito la figura del rapper. Purtroppo in Italia siamo troppo legati in tutto alla logica del politicamente corretto, quindi quando la gente vede un rapper con alcuni tatuaggi in vista è subito pronta a giudicare.

Tornando al razzismo, l’anno scorso è stato l’anno di Ghali, un altro rapper afroitaliano, credi che il rap possa essere uno strumento valido per aiutare l’integrazione?

Assolutamente sì; la musica e lo sport sono i due mezzi che aiutano principalmente a sconfiggere il razzismo. Quando la gente sente le mie canzoni e le apprezza non pensa al fatto che ho origini nigeriane. Vale lo stesso per lo sport, quando Balotelli era in nazionale e faceva molti gol, di certo non veniva criticato per le sue origini.

Cosa dobbiamo aspettarci per il tuo album in uscita a breve?

Ci sono molti brani interessanti che potrebbero essere dei potenziali singoli, stiamo discutendo infatti per quale seguirà #afroitaliano, aspettatevi molte collaborazioni di livello. Vi posso dire che il disco è quasi concluso, siamo circa al 90%, mancano gli ultimi dettagli e ci siamo. Fidatevi di me, è una bomba.

 

Ecco li video di #Afroitaliano, primo singolo di Tommy Kuti.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *