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Pubblicato da il 9 Apr 2017 in Articoli | 1 commento

Ho pregato Dio di esistere

Ho pregato Dio di esistere

di Benedetta Merlino

07 Aprile 2017.

Questa mattina sono salita sull’autobus, e ho ricordato gli attentati di Parigi. Ho ricordato quella notte, passata a piangere per vite che non avevo mai incrociato.
Poi ho pensato a Londra, a San Pietroburgo: un articolo letto sul giornale, qualche minuto di dispiacere, e sono tornata a lavorare.

Stamattina, poco prima di salire sull’autobus, ho letto il giornale: gli Stati Uniti d’America hanno annunciato un attacco alle basi siriane, ho letto l’ira di Mosca, ho pensato alla mia ira che nessuno avrebbe scritto su un giornale.

Stamattina ho guardato attentamente le persone che erano nell’autobus con me. Ho immaginato di prendere un fucile, e iniziare a sparare, perché non erano del mio stesso colore, della mia stessa religione, non avevano le mie stesse idee politiche, perché non erano come me.

Mamma, perché l’ho fatto?
Mamma, mi hai fatto cattiva?
Mamma, mi sono abituata a questo orrore? Sono ancora un essere umano?

Due mattine fa, prima di salire sull’autobus, ho guardato le notizie, ho visto video di bambini con la bava alla bocca, soffocare per un attacco con armi chimiche. Nessuno aveva chiesto loro se fossero pro o contro Assad; erano solo bambini, ora non sono più.
Ho letto le giustificazioni: un accidentale urto ad un deposito. Per un po’ ho fatto finta di crederci, ho fatto finta che nessun essere umano come me avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Poi ho pensato agli attentatori di Parigi, Berlino, San Pietroburgo, ragazzi della mia età o poco più. Mi sono domandata dove avessero raccolto tutto quell’odio, mi sono chiesta perché; chi ha sbagliato? dove ha sbagliato?
Loro si sono abituati a questo orrore, Mamma?

Questa mattina, mentre ero nell’autobus, immaginando di sparare a chi mi stava intorno, sono tornata in me.
E ho pianto, di nuovo, per persone che non ho mai conosciuto, per vite che non ho mai incrociato, per una guerra che non tocca la mia pelle.
Mamma, non mi hai fatto cattiva.
Ho pianto, perché sono ancora un essere umano, perché mi indigno ancora, perché non riesco a pensare veramente di imbracciare un fucile, perché scrivo ancora banali parole, con la banale speranza che qualcosa cambi, perché ti chiedo ancora dove abbiamo sbagliato, Mamma.

Bambini, Uomini, Donne, ho guardato i vostri occhi ripresi dall’obiettivo di una telecamera mentre respiravate a fatica, forse un attimo prima che la vostra sofferenza finisse, con i pantaloni abbassati e le convulsioni.
A Ginevra splendeva il sole.
Avrei voluto il potere di regalarvi una morte migliore. Avrei voluto il potere di regalarvi un po’ di felicità.

Perché nessuno ha voluto farlo?
Dio, perché vuoi tutto questo?
Dio, ci hai fatto cattivi? e se ci hai fatto buoni, come possiamo sopportare?
Dio, cosa dobbiamo fare?
Mamma, Trump, Putin, Assad: voi lo sapete, cosa fare?
Ho il diritto di ridere, oggi?
E voi, madri di quei bambini brutalmente uccisi, voi avrete mai il diritto di ridere?

Dio guarda i tuoi uomini, guarda lo scempio, guarda l’atrocità, spiegacela.
Dio, fammi immaginare di prendere un fucile e Dio, ti prego, fammi indignare ancora davanti a questa idea.
Lasciami umana, non farmi abituare. Voglio provare questo dolore nel guardare i loro volti, voglio desiderare ardentemente che il mondo cambi. Voglio avere la forza di arrabbiarmi ancora, la forza di essere tremendamente fragile, di provare orrore, senza desiderare vendetta. Non dirmi che non succederà.

Dio, non sei mai stato tra i miei pensieri, non stai ascoltando le preghiere, e le urla del tuo mondo, ma oggi non ce la faccio da sola, oggi non sono in grado di essere forte.

Dio, dammi ancora il coraggio di piangere per quelle vite che non ho mai incrociato, lasciami la consapevolezza che non sono diversi da me, non sono diversi da me. Dammi la forza di capire, dammi la forza di scegliere di restare umana, dai a tutti la possibilità, il diritto, il coraggio, di sceglierlo.

Ma soprattutto, Dio, qualsiasi Dio Tu sia, esisti.
Esisti per quei bambini, fai che la loro vita cominci ora. Sii un Dio diverso da quello indorato e malinteso dagli uomini, regala a quei bimbi un pezzetto di felicità, regala a quelle mamme il diritto di ridere, ancora, e il diritto di soffrire.

Dio, dai a quei bambini la forza di perdonarci.
Io non so se ce la faccio.

1 Commento

  1. Brava Benny. Commovente. Le tue lacrime si trasformino in fiducia e forza e convinzione che nulla può vincere sull’amore. E per questo ad ogni lacrima segua la consapevolezza del dolore ma anche e soprattutto il sorriso e la fiducia, che mai vacilli, per asciugare ogni lacrima di bambino, madre, padre che hanno sofferto e soffrono.

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