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Pubblicato da il 10 Ago 2017 in Articoli, Slider | 0 commenti

La mia città è piena di gente felice

La mia città è piena di gente felice

di Francesco Merlino

 

È vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
che odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Claudio Lolli

 

La mia città è piena di gente felice, gente che se la ride, che si sveglia la mattina alle sette di sera e va a dormire la sera che è già mattina. Gente con la birra in mano, le cicche in mano, le fiche in pugno. Che non vuole mai andare a letto da sola, anche se ha sonno, perché non dorme mai e non è nemmeno mai sveglia del tutto. Gente che non vuole che il giorno finisca ancora prima che, che la vita finisca ancora prima che sia cominciata. Eppure non comincia mai. Per questo la gente della mia città è piena di buoni propositi, di progetti interessanti e futuri viaggi in altri continenti. Gente che si impegna a fondo a non seguire le mode, sembra diventata una moda. Tutta in cerchio, vestita male, ad aspettare che succeda qualcosa, che arrivi l’ora di tornare a casa.La mia città è piena di gente che perde il momento opportuno almeno un migliaio di volte al giorno, è piena di gente che non sa dove andare, che non ha un vero e proprio posto in cui tornare, la porta di un padre a cui bussare. Gente che non apre le porte che incontra, per paura che siano chiuse a chiave. Una volta le sfondava coi calci, ma oggi cammina lungo i corridoi, nella speranza di trovare, un giorno, un armadio con le ante accostate in cui ripararsi. Passare lì, al sicuro, il resto della vita.
Ha così tanta fretta di aspettarsi qualcosa che aspetta un sacco di tempo, la gente della mia città. Ma non sembra preoccuparsene. A forza di aspettare, le birre si scaldano e si raffreddano di nuovo, e piove e nevica e c’è il sole e la gente della mia città non si muove. Rimane lì, nella piazza principale, a parlare del sesso incredibile che farà stanotte. È solo questione di tempo, dice la gente della mia città, che è abituata a parlare e parlare molto. Le nostre ragazze sono state tutte puttane, sulle labbra di gente che le ha conosciute una volta. I nostri ragazzi tutti quanti froci.

La gente della mia città esce di casa con le tasche piene zeppe di armi per difendersi. Scende in strada col giubbetto antiproiettili, gli artigli retrattili per farsi valere nella mischia. Dice cose memorabili, racconta storie incredibili senza le quali non riuscirebbe a sopravvivere. Sempre con il sorriso stampato sul viso e il divieto di essere giù di corda.

La mia città è piena di gente euforica, così euforica che riesce a non sentire il bisogno di tranquillizzarsi. Tranquillizzarsi è un rischio che non è disposta a correre mai. Alla gente della mia città piace restare ferma. È pigra.

La mia città è piena di gente che non fa alcuna fatica, non suda, non soffre, non si preoccupa per nulla. Non ha bisogno di reagire perché tanto il tempo passa. Chiude gli occhi o abbassa la testa, quando incontra se stessa. Non affronta la paura con la spada, non la mastica, non la sputa, ma le passa a fianco col capo chino e si trattiene dal tremare. Per questo la gente della mia città va spesso a ballare, per camuffare la paura che qualcosa vada male. La mia città è piena di gente sicura di sé, di ragazze allegre che dicono ai ragazzi timidi “Vorrei fossi più sicuro di te”, e il fatto è che i ragazzi timidi sono sicuri di loro stessi, ma insicuri di tutto ciò che hanno intorno, anche se questo non lo dicono mai. Tutti supereroi nella mia città. Tutti alti almeno un metro e ottanta sulla carta d’identità. Tutte con un amico carino e un fidanzato opprimente. Tutti con una gran voglia di litigare, di difendere i propri diritti. Gente che avrebbe potuto fare di più, dare di più, arrivare a fine mese.

Gloria ha quindici anni e le sue compagne la prendono in giro perché è l’unica della classe che non ha ancora fatto niente coi ragazzi. Quando torna a casa fila subito in camera sua, ascolta la musica a tutto volume; a volte piange, ma è normale.

Non c’è niente che la gente della mia città possa fare.

Un giorno Gloria va dalle sue compagne e dice “Voglio essere come voi”. Allora le insegnano tutto quello che c’è da sapere, facendo finta che l’evidenziatore giallo sia un pisello e qualche settimana dopo Gloria ha a che fare col suo primo vero pisello, che tratta come se fosse l’evidenziatore giallo.

Ora il sesso lei lo chiama amore, nei suoi pensieri, quando si vergogna e si vuole perdonare, e scopare, quando ne parla con le amiche per farsi notare.

È abbastanza contenta, pensa “non dovrò più nascondere la testa sotto il cuscino, tutte le cose sbagliate che prima facevo non avranno più nulla di male”. E infatti ora le amiche la baciano due volte quando la incontrano, le offrono le sigarette e le gomme da masticare, ma quando non la incontrano, quando non la vedono, vanno a dire in giro, e ormai lo sanno quasi tutti, che adesso Gloria è una puttana.

E proprio quando pensava fosse tutto finito, Gloria deve ricominciare a filare subito in camera, ad ascoltare la musica a tutto volume, a volte a piangere, ma è normale.

La mia città è piena di gente così, che ti mette a disagio perché si sente a disagio. Che impara la vita sugli oggetti di plastica. Che cerca tutta di assomigliare a qualcuno che in realtà nessuno è. Che si affoga a vicenda nella piscina del mondo, nel tentativo di rimanere a galla. Che si umilia, si prende a schiaffi, volge le spalle a chi non gliele volgerà mai di rimando. Che non si rende conto di quanto sia brutta quando prova a farsi bella e di quanto invece sia bella quando ha paura di essere brutta. Gente che non riesce a vedere che le persone più belle sono quelle vulnerabili, a comprendere che odiare qualcuno equivale a odiare se stessi. Troppo convinta di tutto per capire che quella che chiama vita, a volte, è soltanto una gran perdita di tempo, mentre quelle che crede perdite di tempo, possono spesso salvarle la vita.

Gente che, sola, torna a casa, si stende sul divano e pensa “deve pur esserci un posto in cui va tutto meglio, in cui non devo difendermi continuamente, non devo vergognarmi di parlare o di stare zitto, di tenere il muso, di fare il bravo, di andare a letto presto” e mentre pensa tutto questo, quasi quasi, finalmente, si addormenta. Ma, alla fine, non ci riesce mai.

Perché la mia città è piena di gente che ha bisogno di sentire rumore tutto il tempo, per non farsi assordare dal silenzio che ha dentro. Che non riesce più a dormire, e allora come può sognare?

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