Statosauri

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14x21cm
208 pp.
2021

Il 2020 è stato l’anno della presa di coscienza: gli Stati nazionali non sono più capaci di governare la complessità. I tre pilastri su cui si fondavano hanno mutato forma: il popolo è diventato populismo, la sovranità sovranismo e le piattaforme, con il digitale, hanno polverizzato il concetto di territorio. L’insufficienza degli ordinamenti e dei corpi intermedi della politica ha evidenziato una disperata fame di governo. Gli Statosauri, preziosi per secoli, sono oggi una tecnologia sociale espressione di una cultura superata e incapace di integrare Big Data, intelligenza artificiale, connessione permanente, e di confrontarsi con soggetti economici privati che valgono in borsa quanto la ricchezza prodotta dai paesi più ricchi del pianeta. La conseguenza di un’incertezza strutturale è quel sentimento di paura che pervade le vite dei singoli, e la paura, spesso, richiama nostalgia: di un mondo, forse peggiore, ma sicuramente più semplice, in cui ci si poteva affidare a un partito, una fede, un’ideologia, per sentirsi parte di un destino collettivo, di una storia comune. Nell’era della Rete il modo privilegiato di fare politica si è ridotto alle scelte di consumo: i cittadini hanno cominciato a votare con il portafogli. Massimo Russo fotografa quanto sta accadendo e indica una strada per ricostruire istituzioni e cittadinanza adatte a cogliere le opportunità della nuova epoca. Tutti i nodi della Rete sono fondamentali e le relazioni tra quei nodi sono il nuovo capitale che nutre quotidianamente l’intelligenza collettiva. Chi può proporsi come guida? Gli Usa, in cui la Silicon Valley detta l’agenda politica? La Cina, con la sua autocrazia tecnologica? A sorpresa, l’Europa è nella condizione migliore per edificare un neoumanesimo per l’era delle piattaforme. Siamo pronti a lasciar andare il passato? Sta a noi decidere.