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di Francesco Merlino

emulsione

/e· mul· sió· ne/
sostantivo femminile

1) in chimica, come in fisica, la dispersione di minuscole particelle di un liquido in un altro, nel quale rimangono insolute. In altre parole: due sostanze che si mescolano tra loro, conservando ciascuna la propria identità;
2) nel panorama editoriale, nuovo psichedelico magazine londinese, arrivato in edicola col suo primo numero, che esplora i confini dell’arte arrivando alla conclusione che non ci sono confini.

Che cos’è l’arte?
L’arte è un fluido.
Che cos’è la cultura?
La cultura è l’unione dei fluidi.
EMULSION MAGAZINE è dove questo mix avviene, una piattaforma di scambio dinamico – creata da artisti per artisti – in cui le catalogazioni vengono meno e nuovi artisti emergenti si uniscono ai creativi più affermati per raccontare l’arte a tutto tondo.
È una celebrazione del pluralismo culturale, un’irruzione oltre ogni definizione di disciplina artistica.

Viene concepito nella primavera del 2018, a Londra, da un’idea dell’artista Louis Morlet e del direttore creativo Michel Opie O’Grady, poi realizzata grazie al lavoro del team di produzione grafica Our Place.
Vede la luce poco dopo, tra le mura del laboratorio di graphic design Our Place, a East London.
Si tratta di un magazine dall’estetica futurista che segue la filosofia punk del Do It Yourself, dando enfasi al colore con layout liberi e di forte impatto. Il tutto fa dà sfondo all’indagine sulle estremità melliflue del mondo dell’arte.
Estremità che si sfiorano, si toccano, si mischiano tra loro.

In copertina: una donna, gli occhi completamente bianchi, come ciechi. Assenza o pienezza totale della vista.
Non le serve vedere, lei vuole sentire.
Cos’è che sente? Sente il fluido che la avvolge, incolore e necessario come l’acqua, ma più denso.
Quel fluido tornerà, accompagnandoci per le pagine di tutta la pubblicazione e – presumibilmente – per tutta l’avventura di questo nuovo magazine.

Voci di artisti si uniscono in un unico grido.
Per questo, l’intervista è il mezzo prescelto, il mezzo attraverso cui amplificare il frastuono del nuovo panorama culturale.

Chiedendo ai fondatori di individuare, tra quelle comparse nel primo numero, le interviste di cui sono più entusiasti:
–  Louis Morlet si dice fiero, in particolare, di quella fatta dalla curatrice e gallerista Antonia Marsh alla pittrice Ida Ekblad (Sampling the Afterglow, p. 92), i cui dipinti pieni di colore sono fortemente influenzati dalle nuove avanguardie musicali,
– mentre Michel Opie O’Grady cita To The North (p.10), pezzo d’apertura del numero, in cui Kelman Duran – artista, filmmaker e musicista di origine dominicana – racconta il suo ultimo album, 13th Month (parte del quale si può ascoltare nella playlist creata appositamente da Emulsion su Soundcloud: https://bit.ly/2TXXdrQ), un LP nato dalla contaminazione tra musica caraibica e sonorità dei nativi d’America, con cui Kelman è entrato in contatto nella riserva di Pine Ridge, South Dakota.

Contaminazione è la parola chiave di questo nuovo progetto. Contaminazione tra stili e arti. Musica, Fotografia, Arti visive, vengono tutte versate con delicatezza in un’unica soluzione, come nella beuta destinata a un nuovo esperimento chimico. Esperimento che si risolve – come sempre accade nei primi tentativi degli scienziati più folli e geniali – in una sonora esplosione di colore.
Da quell’esplosione forse usciremo storditi, ma è nel fluido che rimane, quando la nuvola di fumo se ne va, che vediamo scintillare il primo risultato della ricerca: la cultura in cui siamo immersi, l’emulsione.
L’esperimento è ormai avviato, nel laboratorio si continua a lavorare. THERE IS NO REPEAT BUTTON.

Per sfogliare Emulsion Magazine: https://bit.ly/2EtSlEr.

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