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di Antonio Brizioli

 

Luisa bambina scende di corsa dalle scalette di Palazzo dei Priori con l’amichetta di sempre Ada, corrono intorno alla Fontana Maggiore, si gettano a perdifiato giù per via Maestà delle Volte e quando si siedono finalmente per terra, sopraffatte dalla stanchezza, Luisa sussurra a Ada: “Noi da grandi faremo i dolci, te lo prometto…”.

Già, perché Luisa non era spensierata come le altre bambine, non voleva giocare, non si perdeva in innamoramenti futili con gli altri fanciulli di Perugia, Luisa aveva le idee molto chiare. Ed era nata per realizzarle.

Questo è il primo insegnamento di “Luisa Spagnoli”, nella scena immediatamente successiva ai titoli di testa fatti con i-movie e le musiche di repertorio tipiche da fiction Rai. Una fiction che decido di vedere un po’ per curiosità, un po’ per ridere e soprattutto per dare un senso al terribile virus intestinale che da giorni mi costringe ad orbitare in quella misera ellisse che congiunge letto e bagno.

Quando Luisa, sempre bambina, si fa regalare il primo confetto dal vecchio signor Corelli di Perugia, non lo fa perché le piacciono i dolci; lo fa con l’aria indagatoria di chi sta già studiando il prodotto e indubbiamente, in una scena che non si è vista per motivi di buon gusto, Luisa è andata dal medico di Perugia ad accertarsi di quanti mesi di vita restassero al povero confettaio ormai sempre più stanco.

Fatto sta che dopo un salto di una ventina d’anni, omessi perché interamente dediti a calcoli imprenditoriali e valutazioni di mercato, Luisa arriva da Corelli con il rotolino di banconote con cui ha fatto indebitare tutta la famiglia (cosa che le costerà due meritati sganassoni da parte del marito al ritorno dal servizio militare). Ma Luisa sa già che tutto questo darà un futuro migliore a se stessa e alla famiglia. Tempo di tirare via con le mani qualche ragnatela più finta di quelle che si trovano dentro al trenino fantasma dei baracconi e via – la bottega torna a splendere e soprattutto vendere.

Un momento di lotta di classe al bancone è il punto più alto di questa prima fase: quando il conte Sangiorgi pretende di passare davanti al macellaio di via delle Viole, che fra l’altro è d’accordo, ma Luisa decide che no, è il momento di cambiare, quindi viene servito prima il macellaio (che avrebbe volentieri aspettato cinque minuti per evitare di mettersi nei guai) e poi il conte. Luisa per una questione di principio fa cadere in disgrazia un onesto lavoratore e in una scena tagliata in fase di montaggio la sua bottega viene incendiata. Sarà riaperta un secolo dopo dagli artisti di Fiorivano le Viole…

Fatto sta che Luisa si inimica il conte Sangiorgi che da quel momento in poi dedicherà la vita a tramare contro di lei, anche perché a quanto pare, a carte perdeva sempre, fica zero, il macellaio l’aveva sistemato, quindi le occupazioni restavano poche…

Il colpo di scena arriva quando Luisa, alla cui bottega, fatta pace dopo gli schiaffoni, lavorava stabilmente anche il marito Annibale, viene l’idea decisiva. Nel consegnare una scatola di confetti ai notabili clienti Buitoni (quelli della pasta per intenderci…), Luisa allega un bigliettino scritto in corsivo elementare e tondeggiante, di quelli con cui si potrebbe chiedere “Ti vuoi mettere con me?” alla compagna di classe di 12 anni, attendendo per giorni la risposta, che arriva ed è un “Sei molto carino ma il mio cuore è già impegnato, mi dispiace”. Beh, con un pizzino di questo tipo Luisa chiede alla famiglia più ricca di Perugia di investire nei dolci, fondando con lei un’azienda ed è così che i Buitoni perdono di vista tutti i loro business e il capofamiglia in persona arriva a bottega col bigliettino. Il marito di Luisa giustamente si vergogna come un cane ma “i tempi stanno cambiando” quindi è fatta.

Due giorni dopo nasce la Perugina, che dopo molte difficoltà conquista un posto nel mercato grazie anche all’intervento di Giovanni Buitoni, il figlio di quello che ha ricevuto il post it, il quale si dedica all’azienda perché il fratello non ne voleva sapere…

Scoppia la guerra. La Perugina non sta più ormai nella bottega del povero confettaio ma è una fabbrica d’avanguardia alla stazione Fontivegge, un luogo che visto senza spacciatori mette veramente una certa tristezza. Nel 1915 l’Italia va alle armi. Gli uomini partono e la scena di combattimento avrebbero anche potuto risparmiarcela dato che sembra una scampagnata al Monte Tezio. Fatto sta che mentre gli uomini saltano inspiegabilmente in aria in cerca di raggiungere il tavolo da picnic, Luisa crea in fabbrica un vero e proprio villaggio delle donne degno dei migliori capolavori di letteratura utopica: vita comunitaria, nursery, giocattoli, letture… Un microcosmo così perfetto che per qualcuna il ritorno del marito è una vera tragedia.

Il feeling tra donne è così collaudato che se una ragazzina intinge una banana nel cioccolato e comincia a succhiarla, Luisa, anziché darle della zoccola come stava facendo la madre, le dice “brava, continua”… E nasce la banana di cioccolata, trovata che risolleverà la fabbrica da un momento di grave difficoltà.

Veniamo al dunque quindi: perché di Luisa Spagnoli qualcosa sapevamo e tutte le volte che abbiamo visto la solerzia con cui il marito Annibale la aiutava eravamo un po’ tristi pensando alla cestata di corna che di lì a poco avrebbe preso e la puntata si conclude in effetti con un assaggio di tutto questo.

Luisa dice a Giovanni Buitoni “potrei essere tua madre” e lui (che su youporn ha sempre attinto con piacere alla categoria milf) le infila prontamente la lingua in bocca.

Ora mi trovo in trappola, in quel limbo minaccioso tra una puntata e l’altra in cui è troppo presto per aver già capito tutto e troppo tardi per abbandonare, pur rendendosi conto che due serate investite così sono un po’ troppe. Anche perché Luisa mi ha insegnato che se faccio calcoli tutto il giorno, se ho carattere, se sono ricettivo ai tempi che cambiano, un giorno i miei figli avranno un futuro migliore. Non avendo figli tuttavia, lascio perdere il calcolo e stasera vedrò la seconda puntata, anche perché una domanda mi martella da ore e spero veramente che possa trovare soddisfazione.

Luisa Spagnoli, al di là dell’ironia che ho messo in questo pezzo, mi affascina molto come donna, come persona e come imprenditrice. Ed è per questo che vorrei proprio sapere cosa ne pensa Lei, una donna così intelligente, così visionaria, così in anticipo sui tempi, della stepchild adoption…

Spero che stasera i miei interrogativi trovino risposta. Buona visione!

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