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di Matteo Minelli

 

Il tema della sovrappopolazione è uno di quegli argomenti sempre sulla cresta dell’onda. Da quando Thomas Robert Malthus pubblicò, nel 1798, la prima edizione del suo famoso, o famigerato, decidetelo voi, saggio sugli effetti che un’esponenziale crescita della popolazione avrebbe avuto sulla società, si sono scritti opuscoli e articoli, saggi e romanzi, a sostegno o contro le sue note tesi. Intere correnti di pensiero e gruppi agguerriti di scienziati hanno duellato a colpi di pamphlet ed esperimenti per dimostrare la veridicità o la fallaccia delle teorie cosiddette catastrofiste. E ancora oggi giornalisti dalla verve polemica un po’ arrugginita, a mesi alterni, ripropongono la questione, non avendo nemmeno la cura di modificare il titolo del proprio pezzo, che di solito suona sempre così: “siamo in troppi su questo pianeta?”.

Alcuni rispondono si, lo siamo. Citano i dati sull’esplosione demografica negli ultimi cinquanta, cento o mille anni, accostandoli ai traguardi numerici che come uomini continueremo a tagliare nel prossimo mezzo secolo. Evocano gli enormi danni causati dalla deforestazione, dall’inquinamento degli oceani e delle falde acquifere. Ci ricordano le grani migrazioni umane, le guerre per l’accaparramento delle risorse, i problemi sociali delle metropoli. Parlano di impronta globale, di consumi massificati, di ecosistemi naturali in declino, di erosione e impoverimento del suolo, di fame, povertà e crisi idrica. E lo fanno portando argomenti assolutamente validi.

Altri rispondono no, non lo siamo. Sbeffeggiano, dati alla mano, le tesi maltusiane. Sostengono che la questione del sovrappopolamento del pianeta sia solo mitologia. Ritengono che la Terra sia in grado di sopportare almeno il doppio di esseri umani, e forse, addirittura il quadruplo. Pensano ad una nuova rivoluzione verde che aumenterà vertiginosamente la produttività agricola, e a grandi innovative scoperte scientifiche in ogni campo, tali da ridurre il numero di rifiuti, gli sprechi alimentari, il bisogno di acqua e di energie fossili. Dicono che miseria, malnutrizione e disastri ambientali sono figli delle sciagurate politiche economiche, della corruzione, della mala gestione della cosa pubblica, delle lobby e del capitale. E anche costoro propongono solidi ragionamenti a sostengo delle proprie posizioni.

E allora la ragione, se esiste, da che parte sta?

A mio avviso è profondamente sbagliato utilizzare il tema della sovrappopolazione per giustificare, come spesso avviene, fenomeni quali indigenza, denutrizione, guerre, privazione dell’accesso a farmaci e cure, che colpiscono oggi vasta parte dell’umanità, senza tenere conto delle scelte politiche ed economiche alla base di tali situazioni. E allo stesso tempo è giusto sostenere che un grande cambiamento dello stile di vita, basato su una riduzione pressoché totale dei consumi inutili, e magari supportato da innovazioni scientifiche veramente ecocompatibili, potrebbe modificare realmente il nostro impatto sul pianeta. D’altro canto però sarebbe stupido non considerare il fatto che in appena diecimila anni, lasso temporale risibile rispetto alla vita del pianeta, gli uomini sono passati dall’essere uno o due milioni a 7,4 miliardi di individui. E che questo aumento della nostra popolazione ha avuto delle conseguenze devastanti su ogni forma di vita e ogni ecosistema con cui siamo venuti a contatto. Allo stesso tempo appare chiaro che la diminuzione di risorse non rinnovabili, accompagnata da un ulteriore peggioramento delle fertilità dei terreni e da una imminente contrazione dei bacini idrici, ridurrà la possibilità di accesso al cibo e all’acqua, finendo per acuire le disuguaglianze e aumentare i conflitti.

Ed è proprio questo il punto verso cui dovremmo rivolgere la nostra attenzione. Per quale motivo come specie dovremmo continuare a crescere in numero erodendo ulteriormente risorse necessariamente limitate? Perché dovremmo riprodurci massicciamente mettendo a repentaglio il benessere fisico e anche psicologico, lasciatemelo dire, dei figli che avremo? Perché mai dovremmo destinarli a vivere in un mondo in cui, molto probabilmente, ci saranno condizioni ambientali, climatiche e conseguentemente sociali ed economiche assai peggiori di quelle che abbiamo avuto noi? Perché infine, dovremmo perpetrare l’ingrossamento delle nostre fila, quando già da parecchi anni rappresentiamo la prima ed unica causa di estinzione per migliaia di esseri viventi e di collasso di interi ecosistemi?

E anche se fosse vero il contrario, ovvero che lo scenario di una terra abitata da 15 o addirittura 20 miliardi di uomini sia sostenibile, almeno per l’umanità, per quale motivo dovremmo realizzarlo? Perché dovremmo costruire più strade, più città, più acquedotti, mobilitare più energie, aumentare la concorrenza, complicare la gestione delle nostre comunità, aumentare la produzione, inseguire il delirio della crescita, lottare per la spartizione delle risorse?

È evidente che non vi è alcuna razionalità in questo nostro comportamento e neppure una naturale propensione al mantenimento della qualità della vita nostra, dei nostri figli, della collettività e delle generazioni future. Propensione che caratterizza tutte le altre specie e buona parte di quelle culture umane che abbiamo fatto sprofondare nell’oblio. E dire che a differenza degli altri animali e dei popoli tribali potremmo utilizzare metodi assai meno cruenti per rallentare il flusso delle nascite ed iniziare una tranquilla decrescita che senza dubbio migliorerebbe le condizioni di vita di tutti gli abitanti del pianeta, umani e non, che verranno dopo di noi.

Potremmo far tutto questo senza rinunciare alla genitorialità, ma iniziando ad essere padri e madri di figli destinati ad un futuro migliore di quello prospettato per noi.

 

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3 commenti su “Avere meno figli per farli vivere meglio

  1. Sono senza parole, per la qualità di questo e dei precedenti articoli di Matteo Minelli.
    Articoli che trattano temi di grandissima importanza.
    Questi sono i temi che dovrebbero essere sempre presenti in tutte le singole edizioni di giornali, telegiornali e dibattiti pubblici.

    Gianni Tiziano

    1. Grazie mille Gianni, veramente. E’ veramente importante avere persone come te che supportano il lavoro che facciamo e che condividono il nostro percorso.

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