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Nel mondo 7 super-miliardari possiedono da soli la stessa ricchezza netta di metà della popolazione più povera del mondo, di 3,6 miliardi di persone. Dice il nuovo rapporto di Oxfam che la concentrazione delle ricchezze in mani di pochi va accelerando.

Secondo l’organizzazione, le multinazionali e i ricchissimi potenti del mondo continuano ad alimentare profitti e diseguaglianza, attraverso l’evasione fiscale, massimizzando i profitti, riducendo i salari al minimo e la precarietà al massimo anche grazie al finanziamento costante della politica che tende sempre di più a svolgere il ruolo del maggiordomo.

In Italia 7 miliardari possiedono quanto il 30% degli altri concittadini. La tendenza è in linea con il resto del mondo ispirato culturalmente dal profitto come religione assoluta. “I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99 per cento della popolazione rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1 per cento più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”, afferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia.
“È necessario un profondo ripensamento – aggiunge – dell’attuale sistema economico che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale”. Oxfam chiede ai governi politiche economiche più giuste. La richiesta è corretta: ma perché mai i governi che in questo ultimo ventennio hanno abilmente operato perché queste condizioni di ingiustizia – planetaria e nazionale – si radicassero dovrebbero oggi mostrare buon senso o muovere politiche a favore del 30% muto e abbindolato mediaticamente in Italia, o dei quasi 4 miliardi di super-poveri, devastati dalle nostre guerre di rapina e che bussano inutilmente alle nostre porte?
La politica si basa su rapporti di forza. Chi governa rappresenta con intensità e oscurità una classe soltanto, quella ricca. I precari, i poveracci, quelli che sono costretti a sorridere in un mondo in cui la schiavitù è regola, contano meno di zero. Non hanno peso. Perché non pensano di aver peso.
Dividiamo qui la situazione italiana da quella mondiale.
Nel nostro Paese le cose potranno cambiare solo nel medio e lungo periodo, se le menti migliori invece di asservirsi al gioco scintillante e nefasto dove tutto è chiaro perché l’ingiustizia è considerata necessaria, si tirano su le maniche e si sporcano le mani coltivando la terra secca della cultura, dei saperi condivisi. Partendo dai bambini, dai più giovani, dalle scuole, dai territori dove fare del pensiero un’azione, uscendo dal meccanismo mediatico dove tutto è format e dove anche la rabbia è codificata perché sia funzionale al mantenimento dell’ingiustizia. Ci vuole coraggio. E pazienza. Partendo da un concetto: nessuno da solo può combattere contro il capitalismo folle che viviamo, ma ognuno di noi può scegliere di non essere una rotellina del sistema, può non lavorare dalla parte di chi affama e distrugge il mondo. Già, ci vuole coraggio.

Quello che accade a livello mondiale lo vediamo alle nostre porte. Poveri e disperati di tutto il mondo sfidano la morte in mare o attraversando luoghi di schiavitù, ferocia e guerra, per tentare di salvarsi. Fuggono dall’inferno di ogni giorno, sbattendo contro i muri che abbiamo costruito a casa loro – muri di ingiustizia e brutalità, di rapina delle risorse – e contro i muri che stiamo costruendo perché questi esseri umani rimangano a morire sotto le bombe o sotto i dittatori fantocci sostenuti dagli spiccioli dei nostri super miliardari.
“La disuguaglianza stritola centinaia di milioni di persone, condannandole alla povertà: rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia”, afferma Roberto Barbieri.
Non sarà sempre così. Perché la storia ci insegna che a fronte dell’ingiustizia più potente, la ribellione sarà più clamorosa. Per ora il sistema di ottusità internazionale ha fomentato un terrorismo che alla fine dei conti serve quasi per giustificare le politiche predatorie e securitarie estreme. Ma domani? Anche un sistema distruttivo e senza etica come il capitalismo ha la possibilità di regolare i propri sistemi, per evitare l’onda che potrebbe travolgere tutto, l’onda dei miliardi di disperati che prima o poi i muri li abbatteranno. Lo ha fatto in passato, mostrando politiche più democratiche a fronte del pericolo comunista, potrebbe farlo adesso, magari seguendo il consiglio di Oxfam prima che sia troppo tardi.

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