CONDIVIDI

Teatro Sant’Ercolano è una terra emersa.

 

Laddove sempre meno di significativo sta emergendo, stringiamoci attorno a ciò che è improvvisamente emerso.

 

Creiamo, oscillando dal basso all’alto e viceversa, momenti di appassionata auto-organizzazione, riconducendo la piazza all’agorà, il parco-giochi al giardino, la città al palcoscenico di ogni discussione.

 

Teatro Sant’Ercolano non ha direttori né biglietti d’ingresso, non crea maschere perché tuttalpiù vorrebbe toglierle a chi non sa farne a meno. I suoi confini sono incerti, poiché se qualcuno mette una sedia un metro più a sinistra, il teatro si sposta un metro più a sinistra. E se nessuno si presenta allo spettacolo, il teatro c’è comunque e non si potrà parlare di un flop.

 

È un teatro che non interessa la critica, anche perché la critica non esiste più. Riceve scarsa attenzione dalle televisioni, ma il passante non può fare a meno di notarlo. Gira un po’ la testa, drizza un po’ l’orecchio e magari cinque giorni più tardi passa a chiedere qualche spiegazione.

 

Si chiama “Teatro Sant’Ercolano” perché sorge nel luogo in cui è avvenuto un miracolo. E l’unica cosa in cui ancora crediamo sono in effetti i miracoli.

 

In quell’area ne sono avvenuti molti. Una vecchia edicola è diventata famosa nel mondo. Un negozio come tanti è diventato il Paradiso. Decine, centinaia di persone si sono sedute per terra a parlare di anarchia. E, se non è abbastanza… tutto questo esiste ancora: tutti i giorni della settimana.

 

Può un’istituzione nascere dal basso? Probabilmente sì. Per acclamazione popolare e finanziamento diffuso. Coi riconoscimenti reali al posto di quelli fittizi. Senza neanche un taglio di nastro che sia uno.

 

Può un’istituzione dal basso contribuire all’identità di una città fino al punto che questa non possa più farne a meno? Teatro Sant’Ercolano, nato appoggiando quattro sedie a una fontana, ci accoglie con la sua monumentale fragilità.

Lascia un commento

La tua mail non verrà pubblicata, * campi obbligatori