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Improvvisa, insperata, apparentemente totale. Così è arrivata la vittoria, dopo un braccio di ferro durato sei mesi. Il genio militare ha deciso di non autorizzare la costruzione dell’oleodotto nel territorio della riserva indiana di Standing Rock sotto il lago Ohae. Una risposta in difesa dei territori, in difesa dei popoli, in difesa degli ultimi. Alla fine, migliaia di membri della tribù di indiani Sioux di Standing Rock che si opponevano al passaggio di un oleodotto sul territorio della loro riserva, nel North Dakota, hanno vinto.
Il popolo dell’uomo rosso segna, per ora, una vittoria importante. Sioux, ambientalisti, veterani di guerra schierati al loro fianco e simpatizzanti vari ai quattro angoli del mondo hanno salutato con soddisfazione l’annuncio della bocciatura da parte del Genio militare degli Stati Uniti del progetto di percorso dell’oleodotto che attraversa il North Dakota, terra sacra e ancestrale del popolo Lakota. Il modo migliore per procedere responsabilmente e rapidamente è quello di esplorare percorsi alternativi ha dichiarato Jo-Ellen Darcy, vice ministro dell’Esercito degli Stati Uniti con delega ai Lavori pubblici.

Il Dakota Access Pipeline, l’oleodotto della società Energy Transfer Partners progettato per trasportare il greggio del North Dakota fino al Sud degli Stati Uniti, ha scatenato un movimento di protesta da parte delle tribù indiane, di ambientalisti e sostenitori degli indigeni nord-americani che si è diffuso a macchia d’olio. Da settimane i manifestanti vivono nelle praterie nei pressi di Cannon Ball, North Dakota, in un grande accampamento di tende militari e tepee tradizionali, nonostante il prossimo arrivo del terribile inverno del North Dakota, esposto alla furia dei blizzard, le tempeste di neve provenienti dall’Artico canadese.
Il progetto originario della pipeline, lunga quasi 1.200 chilometri con un costo stimato in 3,2 miliardi di dollari, prevedeva un passaggio a poche centinaia di metri dalla riserva della tribù Sioux Standing Rock in North Dakota. I pellerossa hanno così cominciato la protesta, nel timore che l’oleodotto possa contaminare il Missouri e il lago Oahe, le loro principali fonti di approvvigionamento idrico, oltre a danneggiare siti considerati sacri dai nativi e dove sono sepolti i loro antenati.

Non è ancora chiaro se e quanto potrà durare la vittoria indiana.
Il presidente eletto Donald Trump, azionista della società titolare dell’oleodotto, la scorsa settimana si è espresso a favore del completamento. La futura amministrazione potrebbe in teoria ignorare la richiesta e consentire la realizzazione del progetto originale anche contro il parere dell’autorità militari statunitensi.

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