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Negli ultimi trenta anni le nuove tecnologie hanno e stanno rivoluzionando le abitudini e la vita di miliardi di esseri umani. Con l’aumento di esse, sono mutati i modi di comunicare, le modalità di interazione e persino la modalità di conduzione della politica estera. Probabilmente gli storici dei prossimi secoli equipareranno la rivoluzione tecnologica con le rivoluzioni industriali in termini di mutamento della vita quotidiana.

Attualmente ci troviamo immersi in una grande trasformazione che cambierà per sempre la vita dell’essere umano, e con lo sguardo da contemporanei è difficile cogliere tutti i singoli cambiamenti. A dispetto della nostra percezione i cambiamenti ci sono e stanno investendo tutti gli ambiti della società globale, partendo dall’economia finanziaria, fino ad arrivare ai rapporti sentimentali tra due persone.

Le tecnologie da un lato rappresentano delle grandi opportunità, ma dall’altra sono in grado di produrre esternalità negative per la vita degli individui e di conseguenza per le intere società. Oggi vi è una maggior frammentazione di essa e gli individui o per definirli meglio gli utenti sono sempre più in preda a deliri emozionali e incapaci di leggere ed interpretare i fenomeni intorno a loro.

La grande trasformazione digitale sta facendo emergere nuovi colossi economici, i quali promettono costantemente che le nuove tecnologie prodotte da loro sono concepite in modo tale da poterci aiutare a vivere le nostre vite nei modi in cui vogliamo. Questa enunciazione è vera soltanto in parte poiché un uso poco consapevole dei nuovi strumenti genera l’effetto opposto.

L’individuo poco pratico dei nuovi dispositivi si trova in una situazione inedita nella storia umana, poiché inconsciamente assiste alla competizione spietata di applicazioni, siti web e social network che fanno di tutto per catturare la sua attenzione e di conseguenza di dare forma ai suoi pensieri secondo gli obiettivi prestabiliti dalle aziende produttrici.

Infine, la scarsa consapevolezza induce alcuni utenti a mitizzare i nuovi dispositivi dandogli assoluta fiducia fino al punto di mettere a rischio la propria vita privata. E dall’altro, induce gli utenti maggiormente diffidenti a sospettare di essere costantemente controllati dagli stessi smartphone tablet e pc.

Essendo nel bel mezzo del grande mutamento, c’è un estremo bisogno di acquisire una maggior consapevolezza degli strumenti che utilizziamo quotidianamente in modo tale da essere meno soggetti alla costante minaccia di essere persuasi dalle applicazioni. In questo frangente, la figura degli esperti della rete e delle nuove tecnologie (non dipendenti delle grandi compagnie) è fondamentale perché può aiutare a ridurre le asimmetrie in termini di competenze digitali in seno alle società.

Sul piano editoriale stiamo assistendo ad una e vera propria esplosione di pubblicazioni su queste tematiche. Alcuni di essi sono soltanto manuali per esperti e professionisti del settore; altri sono “libri” di marketing di bassa leva incentrati sul come fare soldi con le nuove tecnologie. E infine vi sono libri che spiegano con un linguaggio estremamente accessibile come funzionano le tecnologie che ogni giorno utilizziamo per ore. All’interno di quest’ultima categoria ricade Internet, Mon Amour scritto da Agnese Trocchi ed edito da C.I.R.C.E. (Centro Internazionale di Ricerca per le Convivialità Elettriche).

C.I.R.C.E. consiste in un gruppo di hacker, esperti ed appassionati che puntano a generare consapevolezza nell’uso degli strumenti digitali affinché non diventino delle vere e proprie tecnologie di dominio.

Un gruppo di ricerca chiamato Ippolita quasi tre anni fa arrivò a sostenere che l’obiettivo finale delle tecnologie digitali è proprio quello di liberarci dalla responsabilità di dover scegliere. Il processo di de-responsabilizzazione genera una condizione di assoluta prigionia e dipendenza contro un qualcosa che non è più umano.

Ovviamente questo scenario può essere evitato nel momento in cui da parte di individui, gruppi, vi sia una vera e propria presa di consapevolezza dei nostri gesti quotidiani. La sfida principale è proprio quella di non vivere più alla stregua di comportamenti (umani) dettati da automatismi, poiché in esso risiede la negazione del pensiero e della libertà di scelta. Proprio per questo insieme di ragioni C.I.R.C.E. promuove dei laboratori di autodifesa digitale allo scopo di comprendere al meglio cosa c’è dietro ai dispositivi interconnessi di massa.

Tornando al libro, l’autrice ha avuto una brillantissima intuizione: quella di racchiudere le storie realmente accadute in una cornice narrativa ambientata in un futuro non molto lontano. In particolare, vengono narrate le vicende di un gruppo di persone che si rifugiano dalla cosiddetta Grande Peste di Internet in un luogo lontano dalla civiltà reale e digitale.

In questo luogo fuori dalla società queste persone raccontano le proprie disavventure con le tecnologie. Nel complesso il gruppo si è riunito per cinque giornate, e in ognuna di esse veniva trattato un tema particolare. Il vero e proprio punto di forza di questa pubblicazione risiede nella capacità dell’autrice di aver prima di tutto esposto le vicende dei singoli soggetti e in seguito, in coda ai racconti sono inserite una serie di informazioni tecniche sul perché è avvenuto quel fatto. Infine, vengono elencate quali siano le buone pratiche per scongiurare questi tipi di automatismi potenzialmente in grado di creare problemi tanto a se stessi, quanto a chi ci circonda.

Il lettore, mediante questa forma di racconto che pone in alternanza le biografie dei singoli con prescrizioni di natura tecnico-informatica, ha la possibilità di poter comprendere al meglio le nuove terminologie informatiche, che fino a poco tempo prima costituivano dei veri e propri concetti inesplorati.

Con la lettura di Internet Mon Amour, è possibile accorciare la distanza fra il se e le nuove tecnologie, le quali giorno dopo giorno diventano fondamentali nella nostra vita quotidiana.

In conclusione, Internet Mon Amour rappresenta un passo in più verso una sana presa di consapevolezza da parte degli utenti. Ciò si traduce automaticamente in una maggior libertà di scelta. E la libertà di scelta nell’era della tecnologia del dominio rappresenta la risorsa più importante.

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