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La corruzione del meglio è il peggio. E’ questo l’antico detto a cui si rifà Ivan Illich (1926-2002) per esplicare il tema del Pervertimento del Cristianesimo, matrice concettuale delle cinque conversazioni intraprese con David Cayley; registrate e diffuse dalla radio pubblica canadese in anno 2000.

Innanzitutto, chi è Ivan Illich?
Una personalità talmente poliedrica che risulterebbe limitante posizionarla all’interno di un preciso settore disciplinare. Fu storico, filosofo, sociologo, linguista e monsignore della Chiesa che rinunciò al sacerdozio nel 1969 in seguito a contrasti di opinioni con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Ricoprì il ruolo di vice rettore presso l’Università di Porto Rico e nel 1961 fondò nella città messicana di Cuernavaca il CIDOC, centro di documentazione e ricerca volto a diffondere i cambiamenti sociali avvenuti in America Latina attraverso l’erogazione di cicli di lezioni e conferenze. Proprio nel ruolo di rappresentante e portavoce dell’organizzazione operante in sud America si ritrovò in netto contrasto con le politiche di sviluppo dei paesi poveri sostenute allora dalla Chiesa. Illich denunciò apertamente come l’esportazione di infrastrutture avrebbe creato unicamente una polarizzazione della ricchezza, dando vita ad una subdola forma di colonialismo; non è un caso che il suo pensiero fu talvolta indicato come precursore dei movimenti no-global. Ivan Illich non fu però solo pensatore militante ma anche profondo intellettuale, capace di ripercorre la storia dell’uomo sotto diverse prospettive al fine di interpretare i modelli più attuali. All’intero delle sue opere più significative come De-scolarizzare la società o Nemesi Medica, l’autore criticò apertamente la società consumistica propria del neocapitalismo e come le sue stesse istituzioni (educazione, sanità, detenzione) tendano a danneggiare la condizione umana. In occasione di questi colloqui radiofonici, parte della sua estrema testimonianza, Illich si interrogò invece sull’origine stessa dei presupposti su cui si basano le istituzioni moderne.
La disamina storica analizzata nella trasmissione dona il titolo al volume.

Che cosa vuol dire Pervertimento del Cristianesimo?
“Deviare moralmente, disporre in modo completamente diverso, degradare”, queste sono alcune definizioni del verbo pervertire. Corruption è il termine originale da cui è stato tradotto, espressione significante, per Illich, una progressiva ed esponenziale corruzione del messaggio evangelico che, nelle mani della Chiesa, comportò la nascita dei concetti politici odierni nella società occidentale. Si tratta di un lungo e rovinoso percorso quello di cui parla l’autore, uno snaturamento avente inizio nel cristianesimo antico, che si consolidò nel periodo medievale e che vide il proprio degenero alle porte del mondo contemporaneo.

L’inizio del Pervertimento
Il messaggio del Nuovo Testamento fu incredibilmente innovativo nel contesto in cui venne a diffondersi; l’idea di porre un amore spontaneo e personale al di sopra della legge, della cultura etnica e circoscritta del tempo, rappresentò un valore mai contemplato in precedenza. Una naturale pulsione umana raffigurata a perfezione nella parabola del Samaritano (Lc 10,29-37); a veduta di Illich, spesso interpretata erroneamente. Il forestiero samaritano (tradizionale nemico,) che aiutò l’uomo assalito dai briganti, è l’esempio di come il messaggio di Gesù valicò i confini etici, e dunque etnici, del tempo, aprendo prospettive più ampie. Il “prossimo” divenne, da quel momento in poi, individuabile attraverso la scelta incondizionata, non culturalmente orientata. L’inizio del pervertimento si verificò dunque nel momento in cui questi nuovi valori e prospettive etiche furono istituzionalizzate dalla Chiesa al fine di incrementare il proprio potere terreno. Le pratiche della carità, dell’ospitalità e dell’aiuto al prossimo andarono a fornire la base per la prima associazione statale controllata dai vescovi in era costantiniana. Ospitare non si prospettò più come libera scelta di un padrone di casa, divenne compito di un’istituzione. La Chiesa, spiega Illich, cercando di regolamentare il principio di carità, tradì il messaggio essenziale esposto da Cristo, la libertà del valore stesso. Non è un caso che, se si indaga su come la Chiesa creò le proprie basi finanziare in tarda antichità, si noterà come Essa, assumendosi il compito di creare enti assistenziali, potè dare un fondamento alla sua pretesa di denaro illimitato. Questo appena descritto rappresenta, a detta del libero pensatore di origine serba, il primo capitolo del percorso di corruzione del cristianesimo. Nelle proficue e ricchissime dissertazioni con David Cayley, Illich prosegue la sua rivisitazione critica passando per il Medioevo (in cui il peccato si farà norma e la carità diritto positivo), fino ai giorni nostri dove l’individuo si ritrova incorporato in sistemi, costretto ad agire in parametri già prestabiliti.

Ivan Illich nel 2000 descrisse il proprio smarrimento dinnanzi all’epoca che si prospettava ai suoi occhi, la definì “confusa, incomprensibile e incredibile”. Il suo malessere storico derivava dal processo attraverso il quale si è istituzionalizzata la stessa libertà promossa dal Vangelo cristiano, e a cui, si possono far risalire le nostre moderne istituzione a matrici cristiane. Strenuo oppositore dello sviluppo, Ivan Illich fu il pensatore “fuori dagli schemi” per eccellenza, uomo di fede che dedicò l’intera vita alla ricerca di verità vivibili e non puramente libresche. Un uomo, prima di un professore, che può dirci ancora moltissimo.

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