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di Andrea G.G. Parasiliti

Renzi, tutto efficenza giovinezza e cambiamento, dell’efficenza della giovinezza e del cambiamento non conosce proprio nulla. Nemmeno il linguaggio. Basti osservare, non sentire (che è proprio da homo videns sartoriano, telespettatore. Mentre l’osservare è il riportare per iscritto dell’analista), le parole che il fiorentino rampante usò nel caso delle proprie ipotesi ricostruttive di Amatrice: “Ricostruiremo tutto come era dove era”.

Lasciando stare che una passeggiata all’Aquila post terremoto bisognerebbe pur farla almeno una volta nella vita per vedere il mai compiuto della solidarietà italiota senza amatriciana – sebbene abbiamo fotografie finanche di un premio nobel per la pace già presidente Stati Uniti balzante da un masso all’altro -, le parole di Matteo Renzi, appartengono a ben altro codice che a quello del cambiamento: piuttosto alla Restaurazione.

Filippo Tommaso Marinetti, genio italiano, che al Cristo e alle Glorie dell’Italia dedicò la sua ultima opera (L’aeropoema di Gesù, Edizioni del Grifo 1991), e che il mito della gioventù lo aveva veramente – quindi giustamente allontanato dai programmi ministeriali dalle medie alle univeristà – al giovane rampante fiorentino Matteo Renzi non lo avrebbe preso solo a cazzotti, come fece con i compaesani del premier presso il caffé delle Giubbe Rosse (e parliamo dell’incontro con Ardengo Soffici). Marinetti a Matteo Renzi lo avrebbe tacciato di Passatismo. Renzi con quel ricostruiremo tutto come era dove era diventa personaggioautoma di “Venezianella e Studentaccio”, dove una ipotetica Venezia distrutta viene ricostruita come era dove era con l’aiuto di quella “meravigliosa macchina che si chiama Passatificio”.

Giacomo Balla: Diavoletti neri e bianchi, danza di diavoli 1922-23
Giacomo Balla: Diavoletti neri e bianchi, danza di diavoli 1922-23

ll futuro del giovanissimo Renzi è una babele finanziaria, che lo stesso Giacomo Balla, mago e pittore, avrebbe avuto difficoltà a dipingere, fra vortici e pennellate occulte. Siamo passati infatti da ipotesi di regolamentazione dei mercati finanziari alla finanza che regolamenta la vita del cittadino, costituzionalmente. In barba ad anni e anni di centralità della Persona e Dottrina Sociale della chiesa.

Certo, granché la Costituzione della Repubblica italiana non lo è stata mai, sebbene Roberto Benigni, quando era posseduto da fervori democratici, non smetteva di decantarla in tv.

Granché non lo è mai stata ché, come giustamente evidenziava Pietrangelo Buttafuoco, non poteva competere con la costituzione fiumana di Gabriele D’Annunzio, e stiamo parlando della Carta del Carnaro tutta eroi, artisti, poeti e naviganti. Ma il rimando, se lo trovate, è al bellissimo libro di Claudia Salaris: “Alla festa della rivoluzione, artisti e libertari con D’Annunzio a Fiume”. In caso speditemene una copia per Natale anche a me. Tuttavia lo stesso Buttafuoco, la costituzione del 1948 consiglia di difenderla e anche caldamente. Chi è figlio dell’ordine, vuole l’ordine, giustamente.

Che Renzi cada, non cada non ci interressa. Se dovesse cadere speriamo che non si faccia troppo male, giacché con la metro di Ragusa, ci ha strappato ben più di un novanta minuti di applausi, piriti e risate. E in tempi come questi non è poco, insegna Berlusconi, suo maestro (ma già Tognazzi aveva profetizzato che quando saremo portati al macello, creperemo non per i colpi, ma dalle risate).

Che non si spacci per innovatore, un passatista. E nemmeno per cristiano cattolico romano (e manco per musulmano) colui il quale saltellando fra gli elementi archetipali della tragedia (l’happy beginning: “Enrico stai sereno!”) pensa di far diventare gli italiani innocui di oggi (tutti lavoro tv e socialnetwork, teneri animaletti da apericena) schiavi del mercato da cittadini che furono. Guai a chi farà del male al più piccolo – ammoniva incazzoso il Cristo! E non lo citiamo a proposito dei mercanti/mercati etc: L’approfondimento mercantile lo lasciamo alla preghiera di Camillo Langone.

Gli italiani, poverini, minorati del mondo globale, non si sono accorti di non esser stati chiamati a esprimere parere politico negli ultimi tre governi e tuttavia accettano come naturale che un fiorentino che di Amici Miei ha solo le vocali aspirate cambi 47 (Quarantasette!) articoli della propria Costituzione. Quella Costituzione divenuta vecchia perché incompiuta, nel senso di non applicata, come ricordano i buoni Paolo Maddalena e Salvatore Settis sulla scia del maestro Piero Calamandrei (“Costituzione incompiuta”, Einaudi 2013).

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