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di Gabriele Principato

 

E’ stato rinvenuto senza vita il vescovo di Foligno Federico Federici. Il cadavere del monsignore, con il cranio fracassato, è stato trovato in uno scompartimento del treno diretto da Perugia a Foligno, la sera di sabato 6 agosto 1892. La notizia sulle ali del telegrafo ha raggiunto e impressionato tutta l’Italia. La prima ipotesi degli inquirenti è stata quella del delitto politico, per mano di una delle sette anticlericali attive negli ultimi anni sul nostro territorio.

Federici, 48 anni, politicamente piuttosto intransigente, polemista rigido, predicatore attivissimo, nominato vescovo da Papa Leone XIII nel 1888, stava rientrando in treno da Firenze, dove si era trattenuto qualche giorno, dopo un periodo di cura alle terme di Montecatini. A rinvenire il corpo è stato un dipendente delle ferrovie. “Quando il treno giunse alla stazione di Foligno alle ore 10 pomeridiane – ha raccontato l’uomo – aprii lo sportello della carrozza di prima classe, ove aveva preso posto il vescovo, e inorridii per uno spettacolo miserando, raccapricciante. Il povero Monsignore giaceva supino in un lago di sangue, che imbrattava anche in più punti lo scompartimento”.

La perizia del medico legale ha appurato che Federici aveva il setto nasale fratturato e la fronte sfondata sopra l’occhio destro, come se fosse stato colpito con un grosso martello. Lo stato degli abiti – affermano gli investigatori – lascia pensare che vi sia stata una furiosa lotta.

Addosso al cadavere gli inquirenti hanno rinvenuto sia un anello di grande valore con uno smeraldo, sia la croce pettorale in oro, che del danaro. A essere scomparsi sono solamente un orologio d’argento e il portafogli. Un fattore che farebbe logicamente escludere l’ipotesi della rapina, a favore di quella del delitto politico. “Pare sia assodato – ha scritto la “Gazzetta di Foligno”, uscita con un numero speciale – che non sia stato il furto il movente di tante barbarie poiché poco fu sottratto al defunto. Chi ci vieta di attribuire tale enormezza ad odio satanico contro la veste augusta della nostra vittima?”.

Nessun testimone è stato trovato, affermano fonti investigative. Le carrozze del treno non erano comunicanti e le grida del monsignore devono essere state coperte dallo sferragliare del convoglio. L’ultimo a vedere vivo il vescovo Federici è stato il suo cameriere, che viaggiava in terza classe. “L’avevo raggiunto alla fermata di Assisi per chiedergli se desiderava qualcosa – ha affermato l’uomo – e l’avevo poi lasciato che leggeva tranquillamente e da solo”.

Le indagini hanno portato gli inquirenti a supporre che l’assassino, dopo l’omicidio, fosse saltato dal treno. Il ritrovamento di sangue lungo i binari lo ha confermato, permettendo di ricostruirne l’itinerario dell’uomo. Le segnalazioni di un individuo sospetto, ferito a una gamba, nei pressi della ferrovia, presentate dal casellante di Ponte San Giovanni e da un dottore che affermava di avergli prestato soccorso, hanno permesso ai carabinieri di Castel del Piano di individuare l’uomo e di arrestarlo alla stazione di Ellera.

Si tratta di Annibale Poggioni da Tuoro, di 28 anni. Addosso gli sono stati trovati l’orologio del Federici, una sua medaglia e 70 lire. In un primo momento l’uomo ha tentato di negare ogni cosa. Poi ha confessato, affermando semplicemente di aver colpito il vescovo con un martello perché questi avrebbe tentato di cacciarlo dal vagone nel quale era entrato di nascosto per non pagare il biglietto. Solo dopo essersi reso conto di averlo ucciso – ha affermato agli inquirenti – avrebbe deciso di togliergli il portafoglio e l’orologio e di darsi alla fuga.

Annibale Poggioni fu accusato di omicidio premeditato a scopo di furto. Nel corso del processo risultò di idee anarchiche e violentemente anticlericali. La corte d’assise di Perugia, in poche ore, il 9 settembre 1892, lo condannò all’ergastolo. Se quelle addotte fossero le reali motivazioni del delitto non è mai stato chiarito.

Per respirare la gratuità e la violenza di questo terribile delitto, potete effettuare una corsa sui fatiscenti trenini della Ferrovia Centrale Umbra, che partono dalla stazione di Sant’Anna, in Piazzale Bellucci, Perugia.

Un commento su “La tragica morte del vescovo Federici, dilaniato a martellate sul treno Perugia-Foligno

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