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Idi Arianna Paneni

Gli economisti sono le prime vittime delle balle che raccontano.

Questo è sostanzialmente quello che ci vuole dire il più grande economista della storia: Marx.

Non Karl Marx, bensì Groucho Marx, l’assistente pazzo di Dylan Dog.

Dylan Dog è il protagonista dell’omonimo fumetto ambientato a Londra e nella vita fa “l’indagatore dell’incubo”. Grucho è il braccio destro sempre pronto a lanciare la pistola a Dylan in caso di necessità, anche se una volta su tre gliela lancia in testa, e scarica.

Grucho però non è uno sprovveduto e spesso è lui stesso a far centro e non solo con la pistola, ma anche con le parole.

Nel fumetto numero 125, intitolato “Tre per zero”, Groucho propone diverse soluzioni a gravi problemi contemporanei, in particolare quelli sopraggiunti con la crisi economica.

«Io penso che se avessimo un soldino per ogni soldino che è rimasto al principe Carlo avremmo un sacco di soldini!

Il problema è che se tu vai a dire io non ho più soldi per mangiare, mentre quel tizio là ha solo dovuto vendere due delle sue Rolls, ti rispondono che non puoi capire, che il problema è complesso. Beh, ecco la soluzione ai misteri dell’economia: il problema NON È complesso. È semplicissimo! Lo capirebbe anche un idiota: basta prendere il denaro ai ricchi e distribuirlo ai poveri. Il problema vero è che nessuno chiede mai un parere a quell’idiota.

Le bombe atomiche sono pericolose? Buttatele via!

E l’AIDS? Tutti i soldi spesi per gli armamenti e le pubblicità delle merendine d’ora in poi vanno alla ricerca scientifica! E così via. Non esiste al mondo un problema tanto complesso che non possa essere risolto da un’idiota»

Insomma, Grucho ci parla di cifre pazzesche per le pubblicità delle merendine e mancanza di distribuzione delle risorse. Non vi suona una nenia familiare?

A Grucho, nella sua ingenuità, sembra sensato diminuire gli investimenti per gli armamenti e spenderli per la ricerca sull’AIDS. Ma c’è l’esperto. Questo esperto è l’economista e dice “queste soluzioni sono semplicistiche, tu non puoi capire”.

Il problema è che l’esperto è malato e questo Groucho lo sa. L’economista tende a  restringere gli orizzonti del possibile, limitare le possibilità socialmente percepibili. Ma un ampio orizzonte di possibilità è fondamentale per l’uomo.

Mentre la capacità di adattamento appartiene praticamente a tutte le specie, anche alla nostra ovviamente, ed è quella capacità che porta gli individui a considerare l’ambiente come dato e a cambiare (adattarsi, appunto) per rispondere alle condizioni dell’ambiente in cui vive, c’è una cosa che rende la nostra specie assolutamente unica: il senso della possibilità.

Il senso della possibilità è esattamente il contrario dell’adattamento: è cambiare l’ambiente circostante per renderlo più adatto a noi, per migliorare la nostra vita. È questo quello che vuole fare Grucho attraverso le sue soluzioni: cambiare quelle cose che sembrano immutabili, non dar retta a chi ti dice che tutto è difficile.

Noi questo senso della possibilità lo abbiamo concretizzato infinite volte, valicando innumerevoli frontiere; basti pensare alle strade, alla medicina, alla tecnologia. A volte però ci perdiamo in un bicchier d’acqua.

Per l’uomo il possibile deve precedere il reale. Prima c’è l’immaginazione, la fantasia, il progetto e quello che facciamo è far assomigliare la realtà a quel progetto.

Per far tutto questo l’ambiente circostante non può essere considerato come dato. L’ambiente è una variabile che possiamo cambiare. Siamo noi il “dato”.

Tuttavia, tutta la nostra formazione punta sull’adattamento, dall’educazione scolastica fino al lavoro e tutto questo ci rende meno umani, poiché è nella nostra natura cercare di cambiare ciò che ci circonda per farci stare meglio e sovvertire una realtà che ci dice che siamo noi a dover cambiare, a dover adattarci, perché “tanto le cose sono così e non ci possiamo fare niente”.

L’uomo adulto costruisce un equilibrio tra adattamento e  senso della possibilità, un equilibrio di passività e rassegnazione.

Quando si diventa adulti si perde il vero SENSO della realtà. C’è un momento in cui pensi al tuo passato, a quando immaginavi di costruirti una vita che ti sarebbe piaciuta veramente, e magari fare qualcosa di buono per il mondo e per gli altri. Diventi adulto nel momento in cui pensi a tutto questo e rimani con una piega amara sulla bocca, rassegnato al fatto che erano solo sogni.

Sono diventata adulta a 18 anni, quando mio padre è morto. Mi sono ritrovata una vita pronta, seduta dietro la scrivania del suo ufficio, senza di lui. Sono andata avanti senza vedere più nulla. Mi sono diplomata, mi sono laureata. Ma scorrendo la lista delle materie della laurea specialistica in Economia e Legislazione d’Impresa mi sono detta che doveva esserci qualcos’altro oltre i bilanci e il diritto fallimentare. Così ho ritrovato il mio orizzonte, ho smesso di essere adulta. Ora guardo in là e non trovo limiti oltre la morte. Ma fino ad allora tenterò con tutta me stessa di raggiungere il mio obiettivo: dare il mio piccolo contributo per cambiare il mondo.

«È che ti raccontano un sacco di balle, sempre! E tu ci credi! Sei talmente abituato alle balle che ti raccontano che non ti viene neanche più in mente di metterle in discussione. E finisci col convincerti che il problema è complesso e che tanto non ci puoi fare niente!».

Ma la complessità finisce dove inizia la volontà, la vera difficoltà è solo cominciare.

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