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Sono le 17e10 di domenica primo marzo. Ho ancora i brividi della febbre.
E un rospo incendiato in fondo alla gola che stamattina non riuscivo nemmeno a parlare.
Sul naso e sulla faccia tutta una serie di sensazioni. Nessuna positiva.

Ormai è chiaro che non si può più fare finta di niente.
Non sono da solo con la mia influenza che posso portare in giro, al lavoro, a casa, insomma ovunque a patto che questo non interrompa la mia produttività.
Chiamo la guardia medica. Attendo un operatore che finalmente mi risponde. Ho la speranza che questo signor nessuno onnipotente possa finalmente dirmi cos’ho e cosa devo fare con il mio mal di gola, con il mio raffreddore, con la mia tosse, con la mia febbre.
No, no proprio non riesce a capire chi mi possa aver suggerito di chiamare loro, ma in questo momento hanno altre priorità. Si muovono solo per le persone anziane. Domattina contatti il suo medico di base, lui sa quello che si deve fare, dice. Noi dobbiamo dare priorità alle persone anziane, ripete.
Ok, dico. Ringrazio. Anche se in realtà quello che vorrei dirgli è che io di questo virus me ne sbatterei proprio il cazzo, e che è proprio per loro che vorrei farmi controllare, fare un tampone, che ne so. Va be’ sto troppo male anche per incazzarmi o al contrario sentirmi uno stupido per averli chiamati.

E il mio medico di base dice che quello che devo fare è rimanere a casa. Per tutta la settimana. Si chiama isolamento preventivo, devo limitare ovviamente anche i contatti con gli altri.
Provo a chiedere se ci sono controlli specifici da fare, tamponi, eccetera. Se devo prendere per caso qualche medicinale.
Dice che non devo assolutamente prendere niente. Tachipirina se sale la febbre e basta.
Mi manderà il certificato via mail. Stai tranquillo e riposati, aggiunge prima di riattaccare.
E io rimango a casa, diligente, buono, onesto.

Vi chiederete cosa c’entra questo breve racconto con il libro Un seme di umanità, una raccolta di saggi, prefazioni, recensioni di Piergiorgio Bellocchio, edito da Quodlibet e uscito nel gennaio scorso. Più che legittimo.

Una prima cosa certa: se non fossi stato confinato in questa specie di isolamento, il libro starebbe ancora aspettando di essere finito sulla mia scrivania. Ogni saggio è un macigno, un mondo in un libro, narrato con assoluta vivacità e precisione.

Secondo, come dice lo stesso Bellocchio, affrontando questo tema più volte nel corso del libro: la scrittura non è mai scollegata dalla biografia della persona che scrive.

Terzo, voglio essere onesto: quando mi trovo a scrivere su raccolte di saggi critici, recensioni e commenti, di autori di questo calibro ho sempre una paura fottuta di sbagliare qualcosa.
Dai, sarebbe davvero avvilente. Non comprendere il libro di una personalità che ha trascorso parte del suo lavoro letterario a comprendere a trasmettere la verità negli scritti degli altri.
Perché, premessa doverosa, Piergiorgio Bellocchio è un gigante e di tutti quegli autori che ha trattato poco o nulla ha frainteso o lasciato al caso.

E in ultimo, il tema del momento: dobbiamo rimanere a casa.
Leggiamo, scriviamo, suoniamo, ascoltiamo musica: riempiamo questo tempo di significato, cosa che forse abbiamo perso l’abitudine di fare.

Leggiamo il libro di Piergiorgio Bellocchio, ad esempio. In cui vediamo la sua penna spaziare da Casanova a Stendhal, da Dickens, a Flaubert ai grandi romanzieri russi, per poi passare ad affrontare di petto anche alcuni dei drammi e delle spaccature più profonde del ‘900, dalle disillusioni delle grandi ideologie alle rivoluzioni mancate, dove incontriamo personalità come Herzen, Hašek, Isherwood, Céline, Edmund Wilson, Orwell, Böll, Pasolini, Fenoglio, Bianciardi, Montaldi, Pampaloni, per citare solo alcuni degli autori su cui leggendo il libro si aprirà una gran luce.
Ogni scritto è datato e intreccia il lavoro dell’autore con il proprio tempo, il lavoro critico sulle sue opere con l’epoca e con la società che a torto o a ragione le ha accolte o rigettate. Sono saggi che attraversano tutta la seconda metà del novecento, dagli anni ’60 ai giorni nostri, un lavoro immenso.

Giusto un paio di flash.
L’inedito su Napoli ‘44 di Norman Russel: un piccolo diamantino messo lì, a metà del libro, che ci porta in una delle città più belle d’Europa giorni della guerra. Nei giorni più bui del nostro paese.
L’autobiografia involontaria di Pasolini che mi ha fatto letteralmente perdere la cognizione dello spazio e del tempo: 15 pagine che ci consegnano un ritratto di Pasolini attraverso l’antologia delle sue Lettere, davvero commovente.
Così come un’altra pagina bellissima è quella dedicata alle Autobiografie della leggera Di Danilo Montaldi: «Una raccolta di quattro o cinque lunghi memoriali, in cui dei sottoproletari padani narrano le loro vite, il loro marginale ma pur sempre essenziale e irripetibile, passaggio sulla terra». Stupendo. E ovviamente già ordinato.

Un seme di umanità (Quodlibet, 2020) è un vero e proprio Lavoro culturale, per citare Bianciardi, protagonista di una delle ultime pagine del libro. Oltre ai più noti, infatti, ci vengono presentati anche autori incredibili che per uno scherzo editoriale sarebbero destinati all’oblio. Nomi di cui probabilmente non avremmo mai sentito parlare.
Ecco perché, e lo ripeterò fino alla morte, il lavoro di pubblicazioni come questo è qualcosa che non può e non deve passare inosservato.
Sono pacchi regalo per il futuro.

Forse in questi giorni un po’ di tempo ce l’avremo. Non lasciamolo scappare.
Non vi assicuro che tutto quello che leggerete vi piacerà, ci saranno pagine difficili anche se scritte benissimo che vi rimbalzeranno sulla retina e forse non le capirete ma, ve lo assicuro, sarà come una camminata per raggiungere la cima di una montagna: ne varrà sempre la pena.
Correte in edicola, oppure forse è meglio che vi dica di farvelo spedire. Ognuno le sue responsabilità. Un pacco. Per il futuro.

Nota a margine: Piergiorgio Bellocchio è nato Piacenza il 15 dicembre 1931. In una video-intervista datata 2011 si definisce un giornalista, uno scrittore, un editore, un pubblicista, un uomo ormai arrivato ad un età da pensione. Tra qualche mese compirà 89 anni, e secondo me la pubblicazione, voluta fortemente da Gianni D’amo, rende davvero onore a una parte corposa dei suoi anni di attività.
Meriterebbe almeno che tutti ci alzassimo in piedi e gli facessimo un applauso, magari con sotto la colonna sonora di questo album Beat the Devil's Tattoo – Black Rebel Motorcycle Club.

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