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di Francesco Merlino

Venezia alle 23 e 41 ti dà ragione di averne paura.

La nebbia attutisce ulteriormente la poca luce, che si espande omogenea e fioca nell’aria dolcemente spettrale. Spesso sei solo, nel labirinto di vie che non sono vie ma calli, in ossequio al fatto che ogni cosa qui è differente, anche quando è uguale. Un labirinto che soffoca lo sguardo, che trattiene il respiro mentre sbatte sui ripetuti muri che gli occludono la vista, alla ricerca frenetica di una via d’uscita sul Canale, su Rialto, su Piazza San Marco. Gli occhi lo sanno che dietro quelle mura continue, quelle calli strette, c’è qualcosa di unico, e così si agitano proprio come chi annega ma sa che oltre lo strato denso dell’acqua c’è la vita.

La puzza che sale dai canali diventa odore, l’acqua sporca, se illuminata con la giusta angolazione dal sole, diventa un verde prato. Venezia è sporca come una vecchia signora ricca con i denti gialli, che impone rispetto.

Sono davvero pochi i posti in cui passeggiando senti la responsabilità dello spazio che occupi, il peso di quell’aria che, proprio come sta toccando te in questo momento, ha toccato la pelle di Mozart, Braque, Hemingway. Venezia è uno di quei posti. Uno di quei posti che si prende tutto ciò che ci passa e lo restituisce a chi le fa visita attraverso l’odore dell’aria, che ti fa pensare ai cappotti blu che una volta erano dei marinai e che oggi sono dei figli di buona famiglia, attraverso le cicatrici che il tempo ha lasciato sui monumenti e attraverso quell’acqua maledetta che la rende così magica e che le fa vivere due vite, entrambe affascinanti, tanto che non sai distinguere se la vera Venezia sia quella fatta di legno e mattoni o quella riflessa nella laguna. Quell’acqua che ti fa facilmente credere che l’onda che tu fissi battere contro la banchina sia la stessa che guardavano Mozart, Braque, Hemingway, persi nel tempo ma qui ancora presenti.

L’unico modo per non perdersi è non sapere dove si stia andando, poiché ogni tragitto stabilito sarebbe un insulto per ciascun altro, che avrebbe altrettante storie da raccontare. Essere indecisi qui è un obbligo morale.

Venezia è una di quelle donne tanto belle da farti innamorare anche se ti tratta male. È uno di quei posti dove nessun uomo potrà mai sentirsi a casa, perché Venezia non è fatta per gli uomini, ma per le leggende.

Le leggende che qui vivono ancora oggi, e le vedi e le senti tutte, la notte, quando i turisti vanno a letto e chi non la conosce bene ne ha troppa paura per uscire.

A partire da oggi, ogni giovedì su Emergenze sarà pubblicato un episodio della rubrica #MidnightInVenice, per incontrare di notte le leggende che hanno percorso questa città.

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