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Nel 1957, il Ghana divenne il primo Stato africano a conquistare l’indipendenza. Il suo leader e presidente, Kwame Nkrumah, può essere considerato tra i padri dell’Africa contemporanea.

Conoscere un personaggio come Kwame Nkrumah è imprescindibile per chiunque tenti di approcciarsi alle tematiche riguardanti il continente africano. Eppure sono in pochi, al di fuori dell’Africa sub-sahariana, a conoscere il carismatico leader del Ghana dell’indipendenza e la rilevanza che la sua visione ebbe – ed ha tuttora – nella lettura della storia africana del Novecento. Kwame Nkrumah nacque nella colonia inglese chiamata ‘Gold Coast’, Costa d’Oro, nel 1909. Studente modello nella migliore scuola del Ghana, a 26 anni si recò a studiare negli Stati Uniti, nella Lincoln University.  Per attraversare l’Atlantico fu costretto a chiedere soldi ad un familiare in Nigeria e, una volta arrivato, face praticamente di tutto per mantenersi, rimendo al contempo profondamente colpito dalla situazione degli afroamericani, considerati, negli Stati Uniti degli anni ’30, meno che cittadini di seconda classe.

Negli USA Nkrumah venne fortemente influenzato dagli scritti di – tra gli altri –  Karl Marx e Marcus Garvey (precursore del panafricanismo e punto di riferimento, in futuro, anche per il movimento Black Power). La rielaborazione di queste idee alla luce della nascita dei movimenti che spingevano per l’indipendenza delle colonie sarà alla base del pensiero di Nkrumah riguardo il futuro non solo della Costa d’Oro – Ghana, ma di tutto il continente africano. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale decise di trasferirsi a Londra per proseguire i suoi studi e, nel 1945, prese parte al quinto Congresso Panafricano tenutosi a Manchester, il quale rappresentò un vero e proprio punto di svolta per i movimenti africani e per il continente nel suo complesso. I partecipanti decisero, infatti, di accelerare il processo di decolonizzazione, al fine di svincolarsi dagli imperi coloniali nel giro dei decenni successivi. Allo stesso tempo, iniziarono ad emergere ipotesi riguardo il futuro dell’Africa indipendente: Nkrumah fu, come vedremo a breve, tra i principali propugnatori i questa ipotesi.

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Logo del Convention People’s Party.

Dopo oltre due decenni trascorsi tra Europa ed America, arrivò il momento per Nkrumah di ritornare in patria per organizzare il processo di indipendenza, essendo stato scelto dalla UGCC (United Gold Coast Convention, ente appena creato come rappresentanza della popolazione della colonia), come proprio presidente. Pur rappresentando un’occasione unica per Nkrumah, egli era ben consapevole che i suoi obiettivi e la sua visione era profondamente in contrasto con quella della UGCC, espressioni delle classi dirigenti locali figlie della politica dell’indirect rule britannica. Ben presto, il conflitto all’interno dell’UGCC divenne generazionale: da una parte, gli anziani sostenitori delle elite, dall’altra i giovani i quali spingevano per soluzioni più drastiche e per un rapido percorso verso l’indipendenza, senza compromessi con l’amministrazione coloniale. Verso la metà del 1949, la rottura sembrava inevitabile, e Nkrumah, spinto dai suoi sostenitori, lasciò infine la UGCC per fondare Convention People’s Party (CPP), il quale iniziò un’opposizione più accesa contro l’amministrazione britannica, specie riguardo alcune politiche sui prezzi delle merci che avevano reso molti prodotti inaccessibili per i redditi dei cittadini della Costa d’Oro. A seguito di alcune proteste che sfociarono in vaste rivolte, Nkrumah fu incarcerato, ma questo non gli impedì di stravincere le elezioni legislative del 1951, dove il CPP ottenne 34 seggi su 38. Un nuovo successo nel 1954 spianò la strada verso l’indipendenza della Costa d’Oro, ottenuta il 6 marzo 1957. Nkrumah ribattezzò il suo Paese in Ghana, dal nome di un glorioso impero dell’Africa occidentale: era il primo Stato dell’Africa sub-sahariana nato da una precedente colonia. Era un momento storico per l’Africa intera.

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Kwame Nkrumah in abiti tradizionali.

Per Nkrumah, tuttavia, questo non rappresentò che un inizio. Il giorno dell’indipendenza si rivolse ai suoi compatrioti. “Sbaglieremo, ,ma siamo finalmente in grado di fare i nostri sbagli”, disse, “e mostreremo al mondo come gli africani saranno in grado di gestire la propria storia”, aggiungendo poi “eppure oggi è solo l’inizio della nostra lotta. Questa è il decennio dell’indipendenza degli Stati africani. Domani, sarà il momento degli Stati Uniti d’Africa”. Queste parole hanno oggi un suono utopico, quasi insensato, ma allora ebbero un significato ben preciso che sintetizzarono l’impegno politico di molti leader africani con in testa – ovviamente – Kwame Nkrumah. Egli infatti credeva veramente che una vera Unione degli stati africani sarebbe stata la chiave per il successo del continente. Ebbe ovviamente un ruolo chiave nella creazione di quella che oggi è conosciuta come Unione Africana, ma che – nel pensiero del leader ghaniano – doveva solo essere il primo passo di un’istituzione ben più forte e coesa, dove le singole colonie divenute indipendenti avrebbero lentamente devoluto i loro poteri e la loro sovranità ad un’istituzione che sarebbe divenuta più simile agli Stati Uniti d’America che all’Unione Europea di oggi.

Nkrumah capì che l’Africa sub-sahariana indipendente non avrebbe retto l’impatto con un mercato globale dove il resto del mondo godeva un vantaggio enorme nei confronti del continente. L’Africa avrebbe potuto permettersi un simile confronto solo se fosse restata unita, superando le differenze etniche, linguistiche e sociali, e si fosse rapportata al resto del mondo come un unico Paese. L’alternativa, per Nkrumah, era un’Africa divisa e debole, facile bersaglio dei vecchi colonizzatori o del conflitto e dell’anarchia. Sessant’anni dopo le sue parole suonano come un avvertimento non seguito. Nel 1960 numerosi Paesi africani otterranno l’indipendenza, ed i restanti seguiranno nei decenni successivi. Eppure, nella gran parte dei casi essi manterranno relazioni più strette con le ex potenze coloniali che con i propri vicini, soprattutto con quelli facenti parti di un differente impero coloniale.

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Kwame Nkrumah con Ernesto “Che” Guevara.

Per quanto riguarda Nkrumah, allo stesso modo di come egli fu precursore nell’ ottenere l’indipendenza, lo fu nel mostrare le difficoltà a livello sociale, economico e politico di un Paese appena divenuto indipendente. L’economia del Ghana fu naturalmente di ispirazione socialista, ed il governo riuscì a condurre politiche interessanti durante i primi anni dopo l’indipendenza, soprattutto in termini di infrastrutture ed educazione. Ben presto, come molto altri Stati africani, il Ghana si tramutò in un sistema a partito unico, con l’obiettivo di salvaguardare il destino della nazione da neocolonialismo e tribalismo, visti da Nkrumah come una seria minaccia per il Ghana. Questo portò infine ad un colpo di Stato (probabilmente appoggiato dagli Stati Uniti) che, nel 1966, lo rimosse dal potere. Non fece più ritorno in Ghana, vivendo il resto della sua vita in Guinea e morendo, infine, in una clinica di Bucarest, ucciso da un cancro.  Con lui morirà una delle personalità più rilevanti dell’Africa subsahariana del ventesimo secolo ed un’utopia che, forse, avrebbe potuto condurre il continente verso un destino diverso da quello odierno.

Davide Gallucci

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