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Ci sono progetti editoriali che meritano una particolare attenzione per la qualità e soprattutto per le tematiche che trattano, e la rivista Point.51 è una di quelle.
Point.51 è una rivista periodica britannica curata dal fotogiornalista Rob Pinney e da James Graham. Il nome ha una grandissima importanza simbolica, in quanto corrisponde al punto di incontro geografico (in gradi di latitudine) tra la Gran Bretagna e l’Europa continentale esattamente nel canale della Manica.
Nel corso della storia in questa area sono avvenute battaglie feroci, in cui gli eserciti che dominavano il resto del continente hanno subito clamorose sconfitte, come ad esempio l’Invincibile armata spagnola nel 1588 e l’esercito tedesco nel 1940.
Il canale della manica non è una zona marittima qualsiasi, essa rappresenta una vera e propria cerniera tra due mondi che ancora non si conoscono del tutto. Per noi “continentali” la Gran Bretagna è ancora una terra inesplorata piena di misteri ed incertezze, specie in questo clima politico estremamente delicato, dove a breve si saprà se il punto 51 ritornerà ad essere un confine vero e proprio.

Tornando alla rivista, è un progetto ambizioso, in cui si mescolano alla perfezione i reportage fotografici con gli articoli di inchiesta e interviste. Ogni numero è dedicato ad una tematica sociale che scuote la nostra contemporaneità. L’intento dei curatori è appunto quella di ripercorrere queste faglie al fine di poter comprendere al meglio ciò che ci circonda. L’ampio utilizzo delle fotografie di altissima qualità permette al lettore di potersi immergere appieno nei racconti che vengono trattati.
Il primo numero ha trattato in maniera estremamente trasversale il tema del viaggio, mentre il secondo è incentrato sulla Gran Bretagna. Questo paese sta cambiando repentinamente e tra gli abitanti del regno di Elisabetta II cresce la consapevolezza che non è più il grande e glorioso impero di un tempo. Il mutamento demografico ed economico produttivo ha provocato una acuta crisi di identità e di incertezza. Segnali politici come la Brexit non sono la causa, ma la conseguenza di un lungo processo avviato da decenni, in cui la (nuova) Gran Bretagna fatica ad emergere e rimanere tra i grandi del pianeta.
Oltre a questo punto nel paese si risvegliano nazionalismi e conflitti sociali rimasti all’ombra per molto
tempo.
In questo numero l’obiettivo è appunto quello di esplorare quest’isola per comprendere (almeno in parte) che cosa potrebbe riservargli il destino. A testimoniare tali mutamenti ci sono ben sette storie che tentano di muoversi in un quadro sempre più frammentato.

Il primo approfondimento riguarda la storia di un personaggio che ha risvegliato il nazionalismo scozzese, rimasto all’ombra per lungo tempo. Stiamo parlando di Ian Hamilton, un uomo che quasi settant’anni fa fece irruzione nell’Abbazia di Westminster con l’intento di rubare “The Stone of Destiny”. Questa pietra per il popolo scozzese aveva un ruolo fondamentale, in quanto su di essa venivano incoronati i re scozzesi. Al tramonto del tredicesimo secolo, il re Edoardo I prese la pietra e la incastono sotto la sedia dell’incoronazione nell’abbazia. Era il chiaro segno della sottomissione scozzese.
Secondo Ian, negli ultimi settant’anni in Scozia si è assistito ad un vero e proprio risveglio collettivo. Oggi questo paese non è più soltanto la periferia della Gran Bretagna, ma una vera e propria comunità, alimentata da un forte orgoglio nazionale. I recenti eventi politici hanno accentuato queste idee. Difatti alle recentissime elezioni, il vero vincitore in queste lande del nord non è stato il Conservative Party, ma lo Scottish National Party, da sempre avverso all’uscita dall’Unione Europea. Con la Brexit oramai in vista, aumentano sempre più le probabilità di un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia.
Se lo spirito nazionalista si è risvegliato oggi è stato anche grazie a Ian che durante i periodi di “unità”, ha mantenuto viva questa fiaccola.

Il secondo racconto si focalizza sul polo industriale di Port Talbot. La Gran Bretagna è stata la patria della Grande Trasformazione (come la definiva Karl Polanyi). In questo paese sono state gettate le basi del sistema di produzione industriale che sta tuttora dominando gli assetti economici mondiali. Oggi i grandi poli industriali si trovano in Asia ed in Africa, e in Gran Bretagna è rimasto ben poco. Port Talbot è una testimonianza importante, in quanto è una delle ultime acciaierie del Galles. Questo articolo è estremamente interessante perché è in grado di proiettarci su un luogo non bello esteticamente, ma al tempo stesso cruciale per l’economia del Galles.
Da qui, vengono sviluppate una serie di riflessioni importanti sulla trasformazione economica dei paesi occidentali e delle incertezze legate ad esse. Inoltre, su questo luogo le conseguenze della Brexit saranno cruciali, in quanto il polo industriale perderà i fondi dello sviluppo dell’Unione Europea.

Il terzo inserto fotografa un fenomeno alquanto insolito, ovvero quello della migrazione di cittadini inglesi verso uno dei paesi più poveri dell’Unione Europea, la Bulgaria. Nel paese del sud-est, è in corso un marcato decremento demografico, dovuto in gran parte dall’emigrazione giovanile e dall’invecchiamento della popolazione.
In questo macro-fenomeno si inserisce una tendenza per così dire “atipica” ovvero quella di alcune migliaia di cittadini inglesi che hanno scelto di vivere nei luoghi che vengono progressivamente abbandonati dalla popolazione bulgara. I “nuovi residenti” hanno trovato molti modi innovativi per vivere. Anche per queste persone lo spettro della Brexit incombe su di loro, a causa della crescente difficoltà degli spostamenti tra Gran Bretagna e i paesi della comunità.

Sempre sulla scia dell’attualità, in questo numero è contenuta una intervista ad una importante attivista ambientalista Daze Aghaji. Da molti definita la Greta Thunberg britannica, è stata candidata alle scorse elezioni europee con la lista indipendente Climate and Ecological emergency. Sono presenti moltissime riflessioni sull’attualità, corredate dalle fotografie scattate proprio da uno dei curatori, Rob Pinney.

Sfogliando le pagine, veniamo catapultati in Irlanda, dove cresce nuovamente la consapevolezza dei cittadini di una nuova bolla immobiliare foraggiata dai principali gruppi finanziari che guidano il paese. A tal proposito, è stato intervistato un medico ed attivista irlandese, il quale fornisce un quadro estremamente chiaro di ciò che sta accadendo.
Concludiamo il nostro viaggio di lettura con una serie di fotografie scattate da John Angerson in luoghi dove sono avvenuti dei fatti storici che hanno prodotto dei risvolti nel Regno Unito.

In conclusione, in questo periodo di grande incertezza tra il mondo britannico e quello europeo, la rivista Point.51 rappresenta un punto di contatto importante, perché ci permette di conoscere i lati nascosti di un Regno plurisecolare che ha dominato il mondo fino a pochi decenni fa.

Per sfogliare ed acquistare Point.51: 

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